Affreschi Rivelati

GIORGIO CELIBERTI
AFFRESCHI RIVELATI

CASA dei Carraresi - Treviso 18 FEBBRAIO 2012 - 12 APRILE 2012

Troppi segnali di ottusa, voluta e strumentale dimenticanza giungono da alcune parti del mondo di negazione integrale o anche parziale, come se fosse una realtà memoriale da accogliere o rifiutare opzionalmente all’interno del corpo sociale formatosi l’indomani del secondo conflitto mondiale.
Quell’irrepetibile soppressione dei milioni di cittadini di fede ebraica o israeliti, zingari, omosessuali ecc…, e poi di minoranze etniche, religiose o genocidi di popoli interi, perpetrati dalla furia disumana del nazismo tedesco alla ricerca della razza perduta o da regimi impazziti nell’esaltazione di progetti criminali travestiti di ideologie palingenetiche. Li chiamano negazionisti della shoà, assoluti o parziali. Eufemismi e solo tragiche e perduranti aberrazioni del più recondito istinto animalesco depositato nel cuore dell’uomo. E proprio a questo cuore trafitto e sanguinante si rivolge Giorgio Celiberti, per interrogare le coscienze sopite e rese mute da un oblio mattutino. 
Forse non tutti sanno che da oltre venti secoli gli Ebrei sono una componente essenziale della vita civile, sociale e culturale nazionale.
L’importante contributo che hanno offerto è rimasto poco conosciuto e valorizzato a causa dei pregiudizi e delle discriminazioni che hanno prodotto in passato lunghi periodi d’isolamento spirituale, prima ancora che fisico in una società moderna che dovrebbe porre fra i propri obiettivi principali quello di capire le differenze e valorizzare le diversità.

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In questo gli Ebrei possono portare il loro contributo di storia ed esperienza in quanto, per secoli, sono stati il simbolo stesso della diversità e le vittime del pregiudizio e del razzismo. Decenni di lavoro dedicati alla raccolta di testimonianze, allo studio minuzioso e straziante dei meccanismi di distruzione e terrore che hanno inghiottito la maggior parte dell’ebraismo d’Europa, alla denuncia di come tutto ciò sia potuto succedere, riuscendo gli stessi, nonostante tutto, ad integrarsi senza perdere la loro cultura, le loro tradizioni e i loro valori religiosi, civili e sociali, non possono svanire nel nulla, nel buco nero della dimenticanza
del disprezzo o ancor peggio della sorda indifferenza.
Oggi viviamo una stagione difficile evidenziata dal risorgere degli spettri di nazionalismi e razzismi e noi ben sappiamo che una società in crisi diventa pericolosa soprattutto per le minoranze.
Il riemergere di simili pulsioni e tensioni, le crisi economiche, i contrasti e le incertezze sociali devono segnare la fine di un’idea generica, buonista e tranquillizzante di “memoria” e porre l’interrogativo di come riformulare una concezione nuova e autentica di una “memoria” continuamente minacciata e perfino vilipesa.
E’ illusorio pensare che la “memoria” di massa possa essere conquistata una volta per tutte, quasi un concetto che si possa riaffermare perpetuamente in automatico senza la necessità di un lavoro e di un’attenzione costante da parte di tutti, Ebrei e non.

E’ quindi giunto il momento di elaborare anche dal punto di vista dell’Arte, come forma e atto creativo fondamentale della cultura e della saggezza dell’uomo, un’azione importante che sappia parlare e coinvolgere tutta la società civile e che individui quei contenuti nodali della nostra più genuina tradizione valoriale che ha generato per la nazione Italia uno Stato unitario di ben 150 anni e una Costituzione invidiata da tutti gli Stati del mondo. Valori imprescindibili, proiettati alla formazione di una società più giusta e libera, ma oggi in crisi letargica, perché, ormai è chiaro, rammollita da benesseri effimeri e transeunti.
Celiberti, da artista dotato di sensibilità umana che non ha eguali, ha lanciato il suo forte fortissimo allarme ormai da decenni.
Spesso servono a poco le parole o non sarebbero sufficientemente esaustive per descrivere i drammi consumati nei campi di sterminio in questa civiltà venduta all’immagine, un mondo registrato, moltiplicato, teletrasmesso ad un pubblico sempre meno propenso a fruire dell’informazione scritta.
Infatti, come è dimostrato dalla teoria dell’informazione, un’immagine a parità di superficie, “racconta” cento volte di più della pagina scritta ed è accessibile a tutti, anche allo straniero per lingua e costume.
E’ per questo che ho fortemente voluto realizzare questa mostra adottando la forza del linguaggio espressa dalle opere di un Artista che indaga il processo sociale che oscilla tra ricordo e amnesia nella contemporaneità.

In sintesi la pittura Celibertina è mediazione, confronto, confessioni di sentimenti inquieti che risiedono nell'artista, sempre alla ricerca del bene e con una difficile accettazione del male che risiede nel mondo. Ecco i magnifici segni alfanumerici che, prelevati prima da una tradizione Gutemberghiana, mutano la loro funzione per crare non semplicente un codice linguistico che conosciamo. Veniamo quindi istruiti ad un nuovo codice, ad una nuova lingua che non è certamente quella che abitualmente parliamo perchè è il Celibertiano.


A 60 anni dall’Olocausto perpetrato dai nazifascisti durante la Seconda Guerra Mondiale, la Città di Treviso presenta nella prestigiosa sede di Casa dei Carraresi Celiberti. Affreschi Rivelati, mostra personale di uno dei massimi artisti italiani presente quest’anno al Padiglione Italia della 54^ Edizione della Biennale d’Arte di Venezia, curato da Vittorio Sgarbi; la mostra sarà composta da circa trenta “affreschi” selezionati tra le opere più significative dagli anni ’70 in poi, che denunciano la follia umana e restituiscono la sua visione del dramma che segnò profondamente l’Europa dal 1942 al 1945, e non solo.
Tale tragedia, infatti, si è perpetuata di decennio in decennio dal ’45 fino ai nostri giorni spostandosi geograficamente prima in Cambogia dove, dal 1975 al 1979, il dittatore Pol Pot al comando dei suoi guerriglieri comunisti “Khmer Rossi” fu la causa del più grande genocidio mai perpetrato dall’uomo, massacrando 1/3 della popolazione allora esistente; poi nel 1994 in Ruanda dove Tutsi e Hutu furono parimenti sterminati, i primi vittime e i secondi perché si rifiutarono di collaborare con i carnefici e per ultima la Bosnia, con il tristemente noto Massacro di Srebrenica, dove dal 1992 al 1995 furono sterminate più di 100.000 tra uomini, donne e bambini. Il Conflitto del Darfur, attualmente in corso, è stato definito dal Segretario di Stato americano Colin Powell come genocidio autentico nel dicembre del 2004, ma ad oggi non è ancora stato riconosciuto come tale dall’ONU e nessuna forza di pace è stata ancora dispiegata.
E’ per questo motivo che la pittura di Celiberti, sempre di grande attualità, deve continuare ad “urlare” contro la pratica del silenzio e della menzogna che ha condizionato e continua a condizionare la nostra storia.
L’arte quale modo per fissare i ricordi, perché la “memoria” non sia corrotta ma socialmente preservata e trasmessa.
La mia attenzione sulla pittura di Giorgio Celiberti, artista friulano, protagonista di spicco della temperie informale del Secondo Novecento, è iniziata molti anni fa e, anno dopo anno, si è irrobustita. Il percorso di un ampio tratto della sua esperienza artistica, che coraggiosamente e in modo del tutto originale si è confrontata con le molte tendenze, scuole e movimenti che hanno resa feconda e innovativa l’Arte dagli Anni ’50 ad oggi, ora finalmente può svilupparsi in questo stupendo storico palazzo di Casa dei Carraresi che in questo periodo rappresenta per i trevigiani e per l’intera regione un vero punto di riferimento per Mostre d’arte di grande spessore e di visibilità dai grandi numeri.
Basti ricordare la felice stagione della pittura d’Oltralpe dal 1999 al 2003 con sei mostre dedicate all’Impressionismo e curate da ‘Linea d’ombra’ del giovane e geniale critico Marco Goldin: Da Van Gogh a Bacon, Da Cézanne a Mondrian, La nascita dell’Impressionismo, Monet i luoghi della pittura, L’Impressionismo e l’età di Van Gogh, L’oro e l’azzurro i colori del Sud. Da Cezanne a Bonnard, per poi continuare con la Pittura Veneta dell’Ottocento: L’Ottocento Veneto – Il trionfo del colore, del Novecento Venezia Novecento - Da Boccioni a Vedova e la mostra Canaletto – Venezia e i suoi splendori tutte curate da ‘Artematica’, a seguire la mostra antologica Paolo Baratella - costanti e variabili curata da ‘Arteficiolinea’ e da ultimo, alternandosi, le quattro mostre con cadenza biennale sull’antica cultura e arte della Cina La Via della Seta e la Civiltà Cinese mirabilmente curate da ‘Sigillum’.
L’Arte, complessivamente intesa nelle sue innumerevoli manifestazioni, è sempre testimonianza della storia e della cultura dei popoli, elemento essenziale nella vita di ogni persona e veicolo di crescita culturale e sociale, in quanto fondamentale strumento dell’espressività e della creatività umana.
E se la fama del Nord-est è quella del lavoro e della produttività, in una società che diventa sempre più frenetica e ricca economicamente ma paradossalmente sempre più “povera” per l’inaridirsi della nostra sensibilità culturale, diviene di fondamentale importanza creare nuovi “spazi di riflessione” che sappiano riavvicinarci al mondo dell’Arte e alla valorizzazione di questa in ogni sua forma.
Ecco quindi che iniziative come questa, che meritano di essere promosse e valorizzate al meglio come momenti preziosi di crescita individuale e di arricchimento interiore, ci danno l’opportunità soprattutto in un momento difficile come questo, di scuotere gli animi in maniera positiva.
Non può essere solo la mancanza di fondi a fermarci, anzi, dimostrare che le idee ci sono e trovare, oggi, un modo per metterle in pratica e lavorare, può metterci nella condizione di pretendere, domani, di essere sostenuti.

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