Massima Tomini

Massima Tomini (Sedegliano - UD, 1937)

…”Quasi distorsioni…che promettono di portarci sempre più lontano…”,così si trova scritto all’interno di un testo critico sulle opere di Massima Tomini, ed è di buon augurio visto il distacco dai precedenti accadimenti pittorici ed il rilievo attuale della mostra.
Non più rappresentazioni del paesaggio ripreso con l’intenzione di trasferire la realtà: piuttosto è la conquista di un nuovo indirizzo, dopo un lungo periodo di ricerca, da trasmettere da felice premessa al linguaggio astratto vincolato all’elaborazione dell’incontro con la città di New York. Una dichiarazione d’emozione, in un dialogo in bilico tra sorpresa e stupore per la stimolante realtà, in visioni che sempre più si purificano dall’ingombro delle cose.

Gioie e amore, 2010, olio e collage su tela, 60x60 cm.

New York 1 è l’inizio dell’autentico viaggio di Tomini al seguito del richiamo figurale imposto dalle ardite architetture, concentrate soprattutto dall’avanzare volumetrico sulla tela tra fughe prospettiche e risalti edili. Tutto avviene attraverso una materia morbida e seducente nella scelta ristretta della gamma cromatica, nel colore di un grigio prezioso e dalle rare presenze del rosa. Sottrae quindi volume e gravità a strutture dinamiche in New York2, in una variata intonazione di tonalità violacee, più adatte a porre in risalto torri altissime, in scomposizioni geometriche, nello slancio di urgenti segni, necessari ad interpretare la vitalità del mondo circostante.

Ancora, in New York 3, lascia un preciso richiamo.
E’ l’opera più definita per condensare nel building l’idea dell’architettura della città, fissata sull’intento costruttivo di tasselli cromatici in armonia con il dissolversi pulviscolare di altri, che salgono sulla verticale della geometrica struttura.

La luna nel pozzo, 2010, olio e collage su tela, 60x60 cm.

Quindi la pittura, senza cedere, si sposta sempre più verso la composizione astratta, per quell’aderire di Tomini a “Non riesco a fare più il figurativo”, con l’intento di evolvere, nell’impronta del colore, nel chiarore della luce, nella dinamica delle forme, un linguaggio più interiore, ben espresso nella delicatezza dei titoli. Si coglie l’intento in La luna nel pozzo: un’ampia stesura cromatica curvilinea, ricca di luce, fissa la composizione sulla tela, la regge attraverso brani di colore e di carta simili ad apporti di vita, che trovano un’unità con fluidi elementi, lievitanti, veramente, per nuova sensibilità.

di Maria Lucia Ferraguti - Storica e critica d’arte

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