Mara Larese

Mara Larese (UDINE, 1980)
Solo affidandosi ad una penna a sfera Mara Larese si sente artista.
Pennelli e colori lasciano il campo all’ingresso ad una tecnica più vicina alla scrittura moderna, quella diffusa dall’invenzione della penna a sfera.
La scoperta della penna Bic di Lazlo Biro, che porta con sé un naturale flusso dell’inchiostro ed uno scorrere sempre uguale della pressione, in mano a Larese diventa il mezzo più sicuro per esprimere un’estetica dal richiamo immediato. Ed è autentica passione, e quindi non più la tecnica a olio e l’ acquerello, le tempere e il collage e nemmeno penne ed inchiostro per entrare nel territorio dell’espressività, solo la penna a sfera, che esprime il suo valore nel proiettarsi sul piano della grafica per essere conduttrice del suo sentire. Larese, da autodidatta possiede un’inclinazione autentica, non finalizzata a tradursi in pittura.
Nascono dallo stretto rapporto con la penna a sfera i disegni e accordano, forse per il genuino sentire, la sensibilità di Larese non in legame con la realtà, ma piuttosto con l’invenzione e con il sogno.

Da un tratto immediato, che genera immagini sconcertanti, le figure in bianco-nero in primo piano, appaiono elaborazioni di uno stato interiore.“La linea è una forza come ogni altra forza della natura” sostiene Van de Velde. Una linea suggestiva, che scorre lungo i sentieri della mente, passa nei territori della fantasia, poi in quelli del passato assecondando la ricerca di una personale quanto misteriosa verità; mentre lo sviluppo del tratto anima traiettorie e rotondità, fino a cogliere d’intuito l’occasione per trasformarsi in nuove forme. Ed è di Larese la sicurezza, che assegna al tratto la padronanza delle immagini bidimensionali, campite nello spazio della carta, rese con l’avvolgersi del tratto e il suo intrecciarsi flessibile, che anima nodi di agili fiammelle, genera fioriture, s’affonda sull’apertura d’insolite profondità nel contrasto della luce.

Più per fantasia che per automatismo Larese arricchisce le opere di congiunzioni astrali, sinuosità botaniche fino a passare a forme più geometriche, oppure accorda alle figure un tono evanescente attraverso eleganti quanto fitti e minuscoli disegni, aggregati per impreziosire, così uniti, lo sfondo.
di Maria Lucia Ferraguti - Storica e critica d’arte


