Giuseppe Denti

 

Giuseppe Denti (CREMONA, 1939)

 

Non c’è Divisionismo che tenga. Per le sue creazioni Giuseppe Denti, vicentino di adozione, inventa sempre luminosità con caleidoscopici effetti di rara brillantezza e fisicità. E’una sua segreta strategia quella di irrompere nei dipinti con colori così accesi che nessun movimento artistico determinato a carpire dal sole le infinite magie, ha in tempi recenti saputo dare indicazioni conseguenti.
Lucori speciali persino quando i suoi dipinti volgono ai bruni e a grigi, esprimendo un fulgore di tinte che traluce dalla vivacità e giocosità del personaggio, anche se lui tanto è a tribolare per ottenere gli esiti voluti./ Certo è che gli esemplari esposti ai Carraresi ben rappresentano il suo modo di fare arte, rivelando la sua sensibilità di uomo e di artista, nonché i segni e i frutti dell’esperienza maturata per i suoi cimenti con il legno e le incisioni secondo un continuum che l’ha portato a privilegiare da sempre la bella pittura. Per lei infatti ne ha intraprese le tecniche col gusto inesausto della ricerca: tempera, olio, opere su intonaco come fossero affreschi e, oltre al pennello,l’uso della spatola.
Ineludibili i richiami ancestrali ai tre lidi di appartenenza:
la nativa Cremona ricca di connotazioni musicali, la fulgida terra comasca nota per le eccellenze artigiane, e il fattivo Veneto, erede indiscusso di una sapienza del colore con la quale a partire dal quattrocento il mondo nell’arte ha dovuto davvero confrontarsi.
Denti ha fatto tesoro di tutto e come in un lego variopinto ha messo insieme le diverse culture del fare compenetrando stili e generi per quel suo universo da ricomporre frugando nel passato o guardando al futuro come lo ispira il momento./ Temi immancabili: le magie degli strumenti musicali, il rapporto uomo-natura, le arcane geometrie dell’onda magnetica, gli intrecci panici alla maniera del ‘doganiere’Rousseau, e gli azzurri monocromatici, così suoi da esser nomati”BLU DENTI”.

Giuseppe DENTI - Onde cromatiche, 1994, polittico su tela, 100x100 cm.

Ricorrenti le sintesi simboliche figurali con il motivo unificante della personalità del pittore: ludico e serio, iconico e aniconico, proprio allo stesso modo dell’Autoritratto in mostra. Una figura vestita di gialli squillanti, dei famosi blu, dei vari rossi, e di quei verdi che Dante ha fatto immaginare descrivendo il Paradiso terrestre.

Colori che si riverberano su tutto ciò che sta intorno al personaggio il cui sguardo addita il suo voler riandare dentro le amatissime memorie della infanzia per recuperare l’habitat di una dimensione spirituale della quale l’opera vive.

 

di Marica Rossi - Storica e critica d’arte

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