Emilio Casarotto

Emilio Casarotto
L’unico tempio del mondo è il corpo umano
Non ci sono ripensamenti nelle scelte artistiche di Emilio Casarotto. Conosce da sempre la giusta misura nella quale si può depositare il sincero rapporto con l’arte.
In effetti questa fedeltà sicura la riversa intatta in ogni forma femminile, in modo tale da assecondare, e rispettare la voce certa in ogni scultura. La ritrova figura viva dal richiamo arcaico nell’asciutto volume lievitante verso l’alto, che il lungo collo esalta nell’enigma del volto dallo sguardo lontano e per esibire l’architettonico allungamento del capo. Sono figlie della terra, di quella stessa matrice dalla quale Casarotto estraeva da giovane, nel suo ambiente, le primissime forme di teste, già così plastiche da poter pensare, di divenire sculture.
Lo saranno, per il costante impegno di trovare uno stile che arriverà per l’evoluzione iconografica ad essere, dopo l’incontro con la scultura africana e primitiva, figura regale protagonista dello spazio.
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Non esistono disegni che confermano le conoscenze di Casarotto nel tempo; piuttosto è più facile seguire il suo pensiero costruito per forza di sentire, di verità da tempo magari assopite e rivelate all’improvviso: “Non mi piace disegnare. E’ come il jazz, che si improvvisa.
Sono emozioni da brivido. Non è solo istinto, è ricerca, come avviene per la musica. Tutto avviene d’improvviso tramite le mani; ti allontani dall’opera, la lasci e la osservi…”. E quindi è più chiaro comprendere il significato del lavoro notturno, nell’elaborazione della figura e l’intervento sensibile della mano sulla pelle della scultura.
E’ anche valore il saper spostare la scultura sul versante della storia del costume veneziano nei corpi femminili molto allungati, per dare loro una nuova dimensione.
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Entrano quindi delle variazioni minime, fatte rivivere arricchite del senso della vita, che interpreta tricorni e bautte, maschere e abiti, senza perdere nell’immagine l’aura del richiamo verso la perfezione.
Figure, come tutte, è la particolarità di Casarotto, capaci di racconto, per la qualità di introdurre con sensibilità espressiva, la presenza del colore.
di Maria Lucia Ferraguti - Storica e critica d’arte




